Informazioni

PREZZI BIGLIETTI
poltrona e palco centrale > € 25,00   
palco later. e IV centr. > € 18,00   
palco IV later. e loggione > € 12,00   

Per tutti i biglietti sono previste le seguenti RIDUZIONI:
- SOCI COOP: 20%
- OVER 65 e CONVENZIONI: 30%
- UNDER 25: 40%
- DISOCCUPATI e CASSINT.: 50%
- ACQUISTO ON-LINE: 5% (sul prezzo intero o ridotto)
- LAST MINUTE: 50% sul prezzo intero -non cumulabile con altre riduzioni- acquistando al botteghino nei 15 minuti prima dell'inizio dello spettacolo



> http://ticka.metastasio.it
> Biglietteria Metastasio
via Cairoli 59, tel. 0574/608501
> Circuito Box Office
tel. 055/210804
> Tabaccheria Bigi Prato
via Bologna 77, tel. 0574/462310

 

SERVIZIO BABYSITTING

Per la replica di domenica 18 febbraio è possibile prenotare il servizio babysitting per bambini dai 4 ai 10 anni, attivo gratuitamente per i possessori di biglietto o abbonamento per lo spettacolo. Prenotazione obbligatoria entro venerdì 16: cometa@metastasio.it o 0574/27683 (dal lunedì al venerdì in orario 9.30/13.00). Per info sul progetto: BABYSITTING AL METASTASIO >

 

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Spettacolo segnalato ai concorrenti del Premio Giornalistico Lettera 22 – bando su www.premiolettera22.it

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Spettacolo

13/18 febbraio 2018 | feriali ore 20.45, sabato ore 19.30, domenica ore 16.30 | Teatro Metastasio

NIGHT BAR

Il calapranzi, Tess, L’ultimo ad andarsene


di Harold Pinter
traduzione Alessandra Serra
regia VALERIO BINASCO

scene Lorenzo Banci
costumi Sandra Cardini
musiche Arturo Annecchino
luci Roberto innocenti

con (in ordine alfabetico) Nicola Pannelli, Sergio Romano, Arianna Scommegna

produzione Teatro Metastasio di Prato /Teatro Stabile di Genova

PRIMA NAZIONALE



 

Idea di uno spettacolo su tre testi 'brevi' di Harold Pinter
Tre storie con un tema comune. Anzi con qualcosa di più che un 'tema', diciamo che tutte e tre condividono un'atmosfera umana molto particolare, quella dei 'barflies', e hanno in comune un 'luogo', appunto un baretto notturno. A grandi linee si potrebbe anche dire che lo spettacolo è costituito da tre momenti, dispersi nel tempo, della vita di questo luogo, sempre lo stesso, visto in tre modi e in tre tempi diversi.
I testi sono Il calapranzi, Tess, e infine L’ultimo ad andarsene.
Il luogo, dicevamo, è una specie di bar notturno di basso rango. Un luogo molto realistico, certo, ma grazie alla sua desolazione, anche assai metaforico. Luoghi come quelli, senza troppo sforzo di immaginazione, appartengono alla poesia urbana (italiana e universale). Sono i localini notturni vicini alle stazioni, o nei viali di circonvallazione, insomma i celebri non luoghi del nostro mondo. La portata metaforica delle immagini che evocano è molto forte, ed è ormai entrata nell'iconografia popolare, non c'è bisogno di andare a scomodare né Hopper, né Wenders, e forse, ormai, neppure Pinter. Sono luoghi che fanno parte della semplice poesia di vivere, insieme ai loro personaggi notturni, esseri famelici di vita - una vita qualsiasi - ma torturati dalla noia e dal non senso.
In questo spettacolo c'è un rispetto sacro dell'unità di luogo, ma non ce n'è affatto per l'unità di azione e di tempo. L'incongruenza cronologica tra un atto unico e l'altro, alternati in un prima e un dopo senza un nesso evidente, ci suggerisce uno sguardo straniato e affettuoso sulle vicende, così come se ci trovassimo di fronte a un piccolo affresco composto di brevi racconti (se a qualcuno viene in mente Carver, forse è sulla strada giusta). Nella successione di queste storie si annida una malinconia di fondo, che forse nasce dalla sensazione che ciò che appare come 'tempo presente' sia già memoria. Insomma: l'effetto malinconico del 'Tempo che va'. Anche se non va da nessuna parte.
Night bar - oltre alle storie dei suoi personaggi - è anche la storia di un locale che nel tempo cambia gestione, colore dei muri, clienti, pur rimanendo misteriosamente sempre uguale, in tutto simile all'andare e venire degli uomini sotto il cielo. Detta così suona come un concetto banale, ma appartiene a quei pensieri da nulla che se li vai a pensare bene, sono un atto di amore nei confronti dell'umanità. Non voglio dire che l'umanità se lo meriti, questo atto d'amore, ma il teatro deve rimanere il luogo dove l'umanità può sentirsi al sicuro: capìta, perdonata, e amata. E forse la storia dei luoghi dove l'umanità ha vissuto, ci aiuta a percepire pietosamente (ovvero con un sorriso affettuoso) il via vai delle nostre vite. Un via vai che forse non ha molto Senso, ma non dobbiamo certo essere noi a dargliene uno scritto con la maiuscola. Il teatro non fa filosofia. Possiamo solo tentare di dare un senso narrativo alla vita. Che per altro basta e avanza, poveri mortali. Lo spettacolo si apre con il bar chiuso e abbandonato. Ai locali succede. (Alle persone anche). In questo luogo si svolge per primo Il calapranzi, breve storia di due delinquenti di basso livello, nascosti lì dentro per compiere un omicidio. Finito questo atto unico, il tempo si muove un poco (avanti o indietro negli anni), e vediamo lo stesso bar nel pieno della sua attività, mentre è (era) in corso una serata festosa. Una donna, una delle tante borderline che spesso hanno attirato lo sguardo di Pinter, di nome Tess arriva al bar come un angelo sgangherato, e si mette a parlare con un poveruomo che beve da solo. Fa un monologo di pazzia, di sessualità repressa, di solitudine. Lui la ascolta. Tutto qui. Quando finisce Tess ci ritroveremo in un altro momento nel Tempo: il locale dove prima si ballava adesso è un semplice baretto da quattro soldi, e dentro ci sono il barista e l'ultimo cliente della notte. Da un pezzo è passata l'ora di chiusura, ma quello, che è sempre L'Ultimo ad Andarsene, non se ne va, e parla di niente.  
Di quel niente di cui si parla quando si tira tardi nei bar, e si sta lì perché forse si ha paura di tornare a casa.
A voler cercare delle circolarità 'formali', si può dire che anche Il calapranzi comincia così, con Ben e Gus che parlano di niente. Quel 'niente' di Pinter, dentro a cui c'è il niente della vita, che sembra un tutto.
Un niente così, che nella luce di certi bar, sembra perfino bello.  
Almeno a me.
Se posso dire qualcosa a mio vantaggio, vorrei dirvi che questa successione di 'storie da bar ' può dar vita a uno spettacolo che, tra le pieghe amare della verità, potrebbe risultare poetico e divertente.
Il fatto di concentrare il fulcro narrativo sull'anima del locale - come se raccontassimo la sua storia - dà ai personaggi di Pinter la possibilità di accedere a un calore umano, per non dire a una tenerezza, che di solito a loro è vietata.
Così come attraverso il tempo il Locale resta lo stesso, anche gli attori saranno sempre gli stessi a fare diversi personaggi. È evidente che in uno spettacolo come questo l'elemento che conta di più sono gli interpreti. Per un regista è una gioia avere attori straordinari come Arianna Scommegna, Nicola Pannelli e Sergio Romano.
Costoro, oltre a tante altre qualità, hanno la virtù rara di essere anche un po' clown. Quei malinconici clown senza naso rosso, capaci di cogliere l'assurdo dell'esistenza e renderlo senza peso. Ho lavorato su testi di Pinter diverse volte, e ad ogni occasione ho dovuto accorgermi che questo autore così severo e così 'anaffettivo', in realtà ama in modo sorprendente la teatralità, e richiede un gioco scenico fatto apposta per attori capaci di stare a mezza via tra il realismo e la colla per i baffi posticci. Pinter sembra aver bisogno di qualche artificio da baule di teatro, a volte, per poter manifestare fino in fondo la sua asprezza realistica. È un contrasto straordinario, che non sempre è stato compreso. A dire il vero nemmeno da me. L'ho solo intuito, diciamo così. In questo mio Night bar proverò a definirlo meglio. Sono certo che il gioco dei 'trasformismi', il puro talento teatrale degli attori, e le atmosfere sospese, in cui perfino il Dio del Tempo smette per un attimo di fare paura e partecipa a questo strambo girotondo, possono regalare allo spettacolo un 'magic touch' capace di salvarlo dall'abbraccio non sempre dolce degli angeli della desolazione (i quali si sa, amano i bar della notte...).
Valerio Binasco