Lingue oltre i confini

XXIII edizione

a cura di Stefano Zenni

 

MetJazz 2018 si presenta al pubblico con un programma più ampio del consueto. La rassegna conserva la sua struttura classica, ma al tempo stesso diventa il fulcro di un ricco festival del jazz che per quasi un mese si svolge tra Prato e Firenze, grazie a collaborazioni pratesi con il Museo del Tessuto, la Camerata Strumentale, la Scuola di Musica Verdi, e fiorentine con il Musicus Concentus e il Pinocchio Jazz. Si contano ben tredici appuntamenti tra concerti, produzioni, conferenze, mostre, in teatri, club, scuole di musica; una ricchezza di proposte senza precedenti, frutto di collaborazioni storiche e più recenti che hanno riconosciuto in MetJazz un riferimento di assoluto valore, intorno al quale ruotano proposte di eccellenza che si sono collegate condividendo le idee di base, i programmi, perfino decidendo insieme gli artisti, sotto il coordinamento della rassegna pratese.

Nella edizione 2018 questo nuovo festival ruota, in tutte le sue articolazioni e collaborazioni, intorno al tema delle lingue e dei linguaggi. Il jazz di solito si esprime in inglese, ma l’ampiezza geografica raggiunta negli ultimi decenni ha moltiplicato le lingue in cui si può cantare (e non solo cantare) jazz: nel corso dei tredici appuntamenti e nei vari luoghi ascolteremo, oltre all’inglese, anche il francese, lo yoruba, lo spagnolo, naturalmente l’italiano, e perfino un dialetto affascinante, il friulano.

La rassegna intende esplorare anche quei confini porosi tra i linguaggi musicali: nessun genere è un mondo chiuso, anzi ogni tipo di musica è costantemente aperta, fluida, in mutamento. Siamo noi che tendiamo a fermare gli stili in una configurazione fissa, che però non corrisponde a quel cambiamento costante che è l’effetto delle spinte creative e dei cambiamenti politici, sociali, culturali, tecnologici. E troppo spesso i mondi musicali sono messi in contrapposizione, come se fosse più comodo vedere divisioni lì dove invece vive il dialogo o addirittura il meticciato.

Una contrapposizione topica è quella del jazz e della musica classica. Qui il tema principe sarà l’incontro tra Bach e il jazz, fulcro della rassegna sia in senso contemporaneo, con l’importante concerto d’apertura di Marzi e Succi, sia in senso storico con la nuova produzione su John Lewis con Enrico Pieranunzi e la Camerata Strumentale. Ma ci spingeremo anche attraverso i confini con il rock - elettrico e acustico - l’avanguardia, la world music (in particolare la musica afrocubana nel concerto conclusivo con la formidabile violinista e cantante Yilian Cañizares), nell’elettronica, fino a sconfinare in altri modi espressivi, come la letteratura, con il reading di Agostinelli su Dean Benedetti e Charlie Parker, e la fotografia di Marco Benvenuti, che ripercorre il suo sguardo su MetJazz.

Lo abbiamo detto: lingue e linguaggi nascono da meticciati, migrazioni, mescolanze che continuano incessanti. Fermarli vuol dire votarsi alla sterilità e all’afasia, insomma alla morte. E in un momento di grandi e drammatici cambiamenti, questa rassegna nel suo piccolo è una anche una sorta di ricognizione delle trasformazioni del presente.

Stefano Zenni